La Commissione Europea ha recentemente aperto, in data venti maggio duemilaventisei, una consultazione pubblica sulla revisione del Regolamento sui mercati delle criptoattività, comunemente noto come MiCAR. Questa nuova fase, che molti addetti ai lavori e analisti di settore iniziano già a chiamare correntemente MiCAR2, sta accendendo i riflettori su un vuoto normativo tanto silenzioso quanto potenzialmente devastante per il futuro del settore digitale: il trattamento giuridico dei token, definito nei documenti ufficiali come legal treatment of tokens.
Dietro i complessi tecnicismi burocratici e le espressioni dottrinali si nasconde in realtà una domanda fondamentale, un interrogativo di natura filosofica e legale che scuote le fondamenta stesse dell’intero ecosistema crittografico: quando trasferiamo un token su una blockchain, che cosa stiamo trasferendo davvero nel mondo reale?
Il vuoto normativo del MiCAR2 e la questione della titolarità digitale
Il controllo tecnico delle chiavi private equivale in tutto e per tutto alla titolarità giuridica dell’asset? E nel caso specifico dei Real World Assets, ovvero i beni del mondo reale tokenizzati, il possesso e il trasferimento del token garantiscono davvero i relativi diritti sull’asset sottostante di fronte a un tribunale tradizionale?
L’Unione Europea sta cercando di correre ai ripari ipotizzando l’introduzione di una regola uniforme di digital entitlement, traducibile come diritto o titolarità digitale. Questo tentativo nasce dalla volontà di attribuire effetti giuridici certi e vincolanti alle registrazioni effettuate su Distributed Ledger Technology, senza dover necessariamente riscrivere in modo integrale i codici civili e i diritti privati dei singoli Stati membri, un’operazione che richiederebbe decenni di trattative e armonizzazioni legislative. Ma il sottotesto appare ancora una volta ben più esplicito di quanto si possa credere invocando chissà quali istanze di tutela e amore per la sicurezza del cittadino comune: la volontà di assoggettare al controllo ciò che sembra definitivamente sfuggire di mano al Grande Fratello.
In altri termini, questo approccio normativo centralizzato e calato dall’alto rischia di esacerbare i problemi cronici e strutturali del sistema finanziario tradizionale, in particolare la progressiva perdita della privacy individuale e la rinuncia definitiva alla sovranità monetaria stock e flusso da parte dei cittadini.
Il miraggio dei Real World Assets e il compromesso sulla privacy
Token nativi e token non nativi: una distinzione cruciale
Il dibattito sollevato dalla consultazione del MiCAR2 evidenzia una distinzione netta e profonda tra i cosiddetti token nativi, cioè nati e residenti esclusivamente sul registro distribuito, e i token non nativi, come ad esempio un’obbligazione o un titolo azionario tradizionale che viene successivamente digitalizzato e inserito in una blockchain.
Quando si tenta di digitalizzare l’economia reale per renderla più liquida e scambiabile, si crea inevitabilmente un punto di attrito e di frizione insanabile tra il codice informatico della blockchain e la legge dello Stato. Per garantire la certezza sugli effetti giuridici in situazioni complesse come l’insolvenza di un emittente, la custodia dei beni, la costituzione di un collaterale o un sequestro giudiziario, i regolatori europei non potranno fare altro che imporre un controllo sempre più stringente e totalizzante sulle identità degli utilizzatori (si veda a tale proposito il nostro recente articolo sull’accelerazione in tema di euro digitale).
Il panopticon finanziario europeo
La finanza tokenizzata promossa e regolata dall’Unione Europea si avvia così a essere un ecosistema completamente blindato e chiuso, dove:
- ogni singola transazione viene tracciata in tempo reale
- ogni wallet viene censito e collegato a un’identità digitale certificata
- la privacy individuale viene sistematicamente sacrificata sull’altare della conformità legale e della lotta al riciclaggio
Il rischio concreto è la creazione di un panopticon finanziario in cui il cittadino non è mai davvero proprietario di nulla, se non di un semplice permesso digitale, un diritto astratto che lo Stato, l’emittente del token o un’autorità giudiziaria possono mettere in discussione, revocare, congelare o confiscare, oggi con un’azione legale mirata, domani con un semplice clic o un comando software.
La tecnologia blockchain, nata per decentralizzare il potere, viene così ribaltata e utilizzata come lo strumento perfetto per centralizzare ulteriormente il controllo sui flussi finanziari dei cittadini europei.
Bitcoin come unico vero digital entitlement
Chiave privata e proprietà matematica
È proprio in questo insanabile squilibrio sistemico che emerge la natura intrinsecamente rivoluzionaria e dirompente di Bitcoin. Nella rete Bitcoin, infatti, non esiste e non potrà mai esistere la dicotomia tra controllo tecnico e titolarità giuridica che tanto affanna e preoccupa i giuristi e i legislatori di Bruxelles. Nel protocollo originario creato da Satoshi Nakamoto, il possesso delle chiavi private corrisponde matematicamente, logicamente e indiscutibilmente alla proprietà assoluta dell’asset stesso.
Non serve un codice europeo della proprietà dei token, né una sentenza di un tribunale internazionale per stabilire a chi appartengano determinati satoshi: la rete stessa, attraverso il meccanismo del consenso distribuito e le leggi immutabili della matematica, ne convalida la legittimità in modo definitivo e inopponibile.
Questo concetto fondamentale elimina alla radice la fragilità giuridica di cui soffrono i Real World Assets e i token tradizionali menzionati nella consultazione del MiCAR2. Chi possiede la chiave privata possiede l’asset, senza alcuna mediazione legale o necessità di riconoscimento statale: non ci stancheremo mai di dirlo, perché è questa la semplice ma fondamentale natura di Bitcoin.
Sovranità monetaria e self-custody contro la vigilanza centralizzata
Il regolamento MiCAR2 cerca disperatamente di normare un mondo popolato da intermediari finanziari, come i prestatori di servizi per le criptoattività, gli emittenti di stablecoin e i protocolli di finanza decentralizzata che, sotto la pressione regolatoria, diventano sempre più centralizzati e conformi.
Bitcoin, al contrario, cancella completamente la figura dell’intermediario finanziario dall’equazione. Mentre l’Europa si interroga su come gestire la segregazione dei patrimoni dei clienti e la gestione dei collaterali in caso di fallimento o insolvenza dei grandi custodi centralizzati, Bitcoin offre la certezza e la sicurezza della custodia autonoma, la cosiddetta self-custody.
Nessuna entità centrale, sia essa una banca o un governo, può svalutare arbitrariamente Bitcoin immettendo nuova liquidità sul mercato, poiché l’emissione è rigidamente limitata a ventuno milioni di unità dal codice stesso. Allo stesso modo, nessuno può congelare un wallet Bitcoin nativo o decidere se un trasferimento sia valido o meno sulla base di criteri politici o geopolitici. La sovranità monetaria torna così interamente e senza compromessi nelle mani dell’individuo.
Inoltre, sul delicatissimo piano della tutela della privacy e della riservatezza dei dati personali, sebbene la blockchain di Bitcoin sia pubblica e trasparente per sua stessa natura, essa garantisce un livello di pseudonimato che tutela efficacemente l’utente dalle derive di sorveglianza di massa. Queste derive sono purtroppo intrinseche ed evidenti sia nei progetti legati alle valute digitali di banca centrale, come l’euro digitale, sia nei token regolati e censiti sotto i futuri standard del MiCAR2. La possibilità di effettuare transazioni senza dover rivelare preventivamente la propria identità a un database centrale rappresenta un baluardo fondamentale per la difesa delle libertà civili ed economiche in un mondo sempre più digitalizzato e tracciato.
Due visioni inconciliabili del futuro finanziario digitale
| Caratteristica | Finanza tokenizzata UE (MiCAR2) | Bitcoin |
|---|---|---|
| Titolarità dell’asset | Permesso digitale revocabile | Proprietà matematica assoluta |
| Privacy | Identità certificata obbligatoria | Pseudonimato nativo |
| Intermediari | CASP, emittenti, custodi | Nessuno |
| Emissione monetaria | Discrezionale | Limitata a 21 milioni di unità |
| Censura delle transazioni | Possibile per decreto | Impossibile per protocollo |
| Certezza del diritto | Direttive e compromessi politici | Crittografia e matematica |
L’analisi comparata tra l’evoluzione normativa europea e la struttura nativa di Bitcoin ci mostra due visioni del mondo e del futuro digitalizzato completamente antitetiche e inconciliabili. Da un lato abbiamo la visione della Commissione Europea e dei regolatori tradizionali, che stanno cercando di piegare, addomesticare e snaturare la tecnologia dei registri distribuiti per farla entrare a forza nei vecchi e polverosi schemi del diritto positivo e del controllo statale centralizzato.
Il risultato inevitabile di questo sforzo sarà una finanza tokenizzata certamente efficiente sul piano tecnico e burocratico, ma totalmente priva di quella spinta ideale di libertà, disintermediazione e autonomia che ha dato originariamente vita all’intero movimento delle criptovalute.
Dall’altro lato abbiamo Bitcoin, che rimane un sistema puro, immutabile e globale. Di fronte a un’architettura legale complessa e farraginosa che trasformerà inevitabilmente i token in semplici permessi digitali fluttuanti sopra asset del mondo reale spesso scivolosi e difficili da rivendicare, Bitcoin rimane l’unico vero porto sicuro per il cittadino moderno. Si tratta di un sistema economico in cui la certezza del diritto non è data da una direttiva scritta a Bruxelles o da un compromesso politico tra Stati membri, ma è garantita in modo incorruttibile dalle leggi della crittografia e della fisica.
Per tutti coloro che cercano una vera sovranità finanziaria, una protezione reale della propria sfera privata e la certezza assoluta della proprietà, la risposta non si troverà nei prossimi complessi emendamenti o nei futuri regolamenti del MiCA, ma risiede già da anni nel libro mastro decentralizzato, immutabile e globale di Bitcoin.
Filippo Albertin aka il Phil

