Cosa è stato detto e cosa fare con il tuo wallet
A inizio ottobre 2026 Justin Drake, ricercatore della Ethereum Foundation, e Vitalik Buterin, cofondatore di Ethereum, hanno sollevato un tema che ci hanno già chiesto in tanti: l’intelligenza artificiale potrebbe un giorno indebolire la protezione di Bitcoin? Rispondiamo subito: oggi nessuno ha dimostrato niente del genere e non c’è nessuna emergenza. Vale comunque la pena capire di cosa si parla, perché la soluzione è semplice e costa poco.
Tutto ruota attorno a un’idea: la scorciatoia matematica. Te la spieghiamo con qualche esempio di tutti i giorni.
Facile andare, difficile tornare
Mescoli un barattolo di giallo e uno di blu e in dieci secondi hai il verde. Provare a separare di nuovo giallo e blu, nelle dosi esatte, è impossibile.
Con i numeri succede lo stesso. 7 per 13 fa 91, lo calcoli al volo. Se invece ti diamo 91 e ti chiediamo da quali due numeri viene, devi andare per tentativi. Con 10.403 i tentativi diventano decine (la risposta è 101 per 103). Con numeri di centinaia di cifre, nemmeno i computer più potenti riescono a tornare indietro in tempi utili.
Pensa anche al cubo di Rubik. Quando è risolto, chiunque vede al primo sguardo che è giusto: ogni faccia ha un solo colore. Capire quali mosse sono state fatte per arrivarci, partendo da quel cubo finito, è un’altra storia. La firma di Bitcoin funziona in modo simile: la rete controlla in un attimo che è corretta, ma da lì nessuno ricostruisce il tuo segreto.
La sicurezza di Bitcoin si regge su operazioni di questo tipo: rapide in avanti, quasi impossibili all’indietro.
Cosa c’entra con il tuo wallet?
Possedere bitcoin vuol dire possedere un codice segreto, la chiave privata. Da lì, con un calcolo a senso unico, nasce la chiave pubblica, che tutti possono vedere. Dall’indirizzo che dai per ricevere pagamenti si risale ancora meno: è a sua volta ricavato dalla chiave pubblica.
Quando spendi, il wallet firma l’operazione e la rete controlla la firma con la tua chiave pubblica. Chi guarda vede che la firma è valida, ma il tuo segreto resta tuo.
La scorciatoia matematica
Tornare indietro dalla chiave pubblica alla privata è difficilissimo, se non impossibile, con i metodi conosciuti oggi. Qualche numero per farsi un’idea. Nel 2002 un gruppo di matematici ha forzato una chiave di prova a 109 bit, lanciata come sfida dall’azienda Certicom: ci sono voluti 10.000 computer accesi giorno e notte per 549 giorni. Le chiavi di Bitcoin sono a 256 bit, e con il metodo migliore che si conosce il lavoro raddoppia ogni due bit in più. Anche immaginando un miliardo di computer, ognuno capace di un miliardo di tentativi al secondo, servirebbero circa 10.800 miliardi di anni: quasi 800 volte l’età dell’universo. Finora nessuno ha trovato un metodo più veloce. Questo però non garantisce che non ci sia. Una scorciatoia matematica è proprio quello: un modo più furbo di arrivare allo stesso risultato con molta meno fatica.
Il bambino e i numeri da 1 a 100
Si racconta che un maestro chiese alla classe di sommare i numeri da 1 a 100. Tutti partirono con 1 più 2 più 3. Il piccolo Carl Friedrich Gauss notò che 1 più 100, 2 più 99, 3 più 98 fanno sempre 101, e che le coppie sono 50. Moltiplicò 101 per 50 e consegnò 5.050 dopo pochi secondi. Il problema era lo stesso per tutti, lui aveva solo visto una strada più corta.
Il lucchetto che fa clic
Un lucchetto da valigia a tre rotelle ha mille combinazioni. Provarle tutte richiede tempo. Se però quel modello ha un difetto e fa un piccolo clic quando la rotella passa sul numero giusto, chi lo sa lo apre in un minuto. Il lucchetto sembra robusto come prima, è cambiato quello che si sa di lui.
Il sentiero nel bosco
Tra due paesi c’è una strada che gira attorno alla collina: un’ora a piedi. Un giorno qualcuno trova un sentiero che la taglia: dieci minuti. Quel sentiero c’era già, bisognava solo scoprirlo. Ed è questa la preoccupazione di Drake e Buterin: forse esistono sentieri che nessuno ha ancora visto.
È già successo
Una parte della sicurezza di internet si basa proprio sulla difficoltà di scomporre numeri enormi. Negli anni chi fa ricerca ha trovato metodi sempre più veloci per farlo, e quei sistemi hanno dovuto usare chiavi sempre più lunghe per restare al sicuro. Nessun crollo improvviso, ma la conferma che «nessuno sa farlo» è diverso da «non si può fare».
Perché adesso si parla di intelligenza artificiale
Il 6 ottobre 2026 OpenAI ha pubblicato 722 nuovi risultati matematici prodotti da un suo modello. Per Drake è il segno che la ricerca sta accelerando parecchio: se l’AI diventa brava a trovare sentieri, potrebbe trovarne uno anche nella matematica che protegge le firme di Bitcoin ed Ethereum. Nel caso peggiore, secondo lui, in mesi e non in anni. Per questo invita il settore a prepararsi con calma.
Buterin è più prudente: riconosce il rischio, però sconsiglia di spostare fondi di corsa. Aggiunge che potrebbero essere esposti anche alcuni dei nuovi sistemi pensati per il futuro.
Rispetto al computer quantistico, di cui si parla da anni, cambia il tipo di minaccia. Per il computer quantistico serve una macchina che ancora non esiste, e i progressi si seguono passo passo. Un’idea matematica nuova invece può spuntare in un giorno qualsiasi, e per usarla basta un normale computer.
Il vantaggio di un indirizzo mai usato
Passiamo alla pratica. Un’eventuale scorciatoia partirebbe sempre dalla chiave pubblica per arrivare a quella privata. Se la chiave pubblica non si vede, chi attacca resta a mani vuote.
Su un indirizzo da cui hai solo ricevuto, la chiave pubblica non è visibile a nessuno. Diventa visibile quando fai il primo invio, e da quel momento rimane scritta nella blockchain. È come una cassaforte dietro un quadro: finché nessuno sa dov’è, anche chi conoscesse il trucco del clic non saprebbe dove provarlo.
Per rimettere la cassaforte al riparo basta spostare i fondi su un indirizzo nuovo, generato anche dallo stesso wallet e dalle stesse parole di recupero che hai già. Niente da comprare, niente da installare.
Tre eccezioni da conoscere:
- gli indirizzi Bitcoin che iniziano con bc1p (Taproot) mostrano la chiave pubblica fin da subito;
- lo stesso vale per gli indirizzi Bitcoin dei primissimi anni;
- su Ethereum di solito si usa sempre lo stesso indirizzo, quindi dopo la prima spesa la chiave è già visibile.
Cosa ti consigliamo
- Tieni le monete su un exchange? Chiedi alla piattaforma come intende proteggere le riserve.
- Hai somme importanti su indirizzi da cui hai già speso? Programma con calma uno spostamento su un indirizzo nuovo, senza scadenze.
- Prima di spostare tutto, manda un importo piccolo e controlla che arrivi.
- Hai bitcoin su un indirizzo da cui non hai mai speso, e non rientra nelle eccezioni? Non devi fare nulla.
Buterin ha raccontato di aver perso più soldi in trasferimenti fatti male che in tutti gli attacchi subiti. Oggi il rischio vero è l’errore umano: un indirizzo copiato sbagliato, parole di recupero annotate di fretta, un sito che promette di «metterti al sicuro». Notizie come questa attirano chi truffa, perché la paura fa agire senza pensare.
Le parole di recupero si scrivono solo dentro il tuo wallet, quando lo installi o lo ripristini. Se te le chiede chiunque altro, per qualsiasi motivo, è un tentativo di furto.
Quindi?
Il sentiero nel bosco per ora non l’ha trovato nessuno e forse non esiste. Tenere i bitcoin su un indirizzo mai usato per spendere è comunque un’abitudine che costa poco e ti mette in una posizione più comoda, qualunque cosa succeda. Se hai dubbi sul tuo caso, parliamone (ma prima di muovere qualsiasi cifra…)
Dave aka il Vecchio
Nota: articolo redatto con il supporto di strumenti AI, basato su fonti multiple verificate online. Revisione e responsabilità editoriale a cura del Bitcoin Veneto Team.

